Una goccia nell’oceano.



Spero che nessuno se ne abbia a male se non mi limito a riportare il link di questo appello ma lo riporto integralmente.

E’ importante ed è una goccia di verità, vero giornalismo e buon senso, in un oceano di menzogne e propaganda.


Dal quotidiano online AfricaExPress:

https://www.africa-express.info/2022/04/01/la-guerra-di-propaganda-fa-unaltra-vittima-il-giornalismo/

La guerra di propaganda fa un’altra vittima eccellente: il giornalismo

By maxalb – Aprile 1, 2022

Corrispondenti di guerra
1° aprile 2021

Osservando le televisioni e leggendo i giornali che parlano della guerra in Ucraina ci siamo resi conto che qualcosa non funziona, che qualcosa si sta muovendo piuttosto male.

Noi siamo o siamo stati corrispondenti di guerra nei Paesi più disparati, siamo stati sotto le bombe, alcuni dei nostri colleghi e amici sono caduti durante i conflitti, eravamo vicini a gente dilaniate dalle esplosioni, abbiamo raccolto i feriti e assistito alla distruzione di città e villaggi.

Abbiamo fotografato moltitudini in fuga, visto bambini straziati dalle mine antiuomo. Abbiamo recuperato foto di figli stipate nel portafogli di qualche soldato morto ammazzato. Qualcuno di noi è stato rapito, qualcun altro si è salvato a mala pena uscendo dalla sua auto qualche secondo prima che venisse disintegrata da una bomba.

Ecco, noi la guerra l’abbiamo vista davvero e dal di dentro.Proprio per questo non ci piace come oggi viene rappresentato il conflitto in Ucraina, il primo di vasta portata dell’era web avanzata.

Siamo inondati di notizie ma nella rappresentazione mediatica i belligeranti vengono divisi acriticamente in buoni e cattivi. Anzi buonissimi e cattivissimi. Ma non è così. Dobbiamo renderci conto che la guerra muove interessi inconfessabili che si evita di rivelare al grande pubblico.

Inondati di notizie, dicevamo, ma nessuno verifica queste notizie. I media hanno dato grande risalto alla strage nel teatro di Mariupol ma nessuno ha potuto accertare cosa sia realmente accaduto. Nei giorni successivi lo stesso sindaco della città ha dichiarato che era a conoscenza di una sola vittima. Altre fonti hanno parlato di due morti e di alcuni feriti. Ma la carneficina al teatro, data per certa dai media ha colpito l’opinione pubblica al cuore e allo stomaco.

La propaganda ha una sola vittima il giornalismo.

Chiariamo subito: qui nessuno sostiene che Vladimir Putin sia un agnellino mansueto. Lui è quello che ha scatenato la guerra e invaso brutalmente l’Ucraina. Lui è quello che ha lanciato missili provocando dolore e morte. Certo. Ma dobbiamo chiederci: ma è l’unico responsabile?

I media ci continuano a proporre storie struggenti di dolore e morte che colpiscono in profondità l’opinione pubblica e la preparano a un’inevitabile corsa verso una pericolosissima corsa al riarmo. Per quel che riguarda l’Italia, a un aumento delle spese militari fino a raggiungere il 2 per cento del PIL.

Un investimento di tale portata in costi militari comporterà inevitabilmente una contrazione delle spese destinate al welfare della popolazione.

L’emergenza guerra sembra ci abbia fatto accantonare i principi della tolleranza che dovrebbero informare le società liberaldemocratiche come le nostre. Viene accreditato soltanto un pensiero dominante e chi non la pensa in quel modo viene bollato come amico di Putin e quindi, in qualche modo, di essere corresponsabile dei massacri in Ucraina.

Noi siamo solidali con l’Ucraina e il suo popolo, ma ci domandino perché e come è nata questa guerra. Non possiamo liquidare frettolosamente le motivazioni con una supposta pazzia di Putin.

Notiamo purtroppo che manca nella maggior parte dei media (soprattutto nei più grandi e diffusi) un’analisi profonda su quello che sta succedendo e, soprattutto, sul perché è successo.

Questo non perché si debba scagionare le Russia e il dittatore Vladimir Putin dalle loro responsabilità ma perché solo capendo e analizzando in profondità questa terribile guerra si può evitare che un conflitto di questo genere accada ancora in futuro.

Massimo Alberizzi ex Corriere della Sera
Remigio Benni ex Ansa
Giampaolo Cadalanu – Repubblica
Tony Capuozzo ex TG 5
Renzo Cianfanelli ex Panorama
Cristano Laruffa Fotoreporter
Alberto Negri ex Sole 24ore
Giovanni Porzio ex Panorama
Amedeo Ricucci – RAI
Claudia Svampa ex Il Tempo
Vanna Vannuccini – Ex Repubblica
Angela Virdò ex Ansa

Chi vuole può aderire con un sms o un whatsapp al numero 345 211 73 43



La tessera di giornalista di Andrea Rocchelli, fotoreporter italiano ucciso nel 2014 in Donbass, dal fuoco di un mortaio ucraino.
https://www.giornalistiuccisi.it/storie/andrea-rocchelli/



Per ora di questo appello ne ha (lodevolmente) parlato il Fatto Quotidiano:

https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/04/02/ecco-perche-sullucraina-il-giornalismo-sbaglia-e-spinge-i-lettori-verso-la-corsa-al-riarmo-lo-sfogo-degli-ex-inviati-in-una-lettera-aperta-basta-con-buoni-e-cattivi-in-guerra-i-dubbi-sono/6546348/


Adesso vediamo se gli altri media, e quanti, avranno l’onestà e il coraggio di affrontare un tema che li riguarda tutti.






2 pensieri su “Una goccia nell’oceano.

  1. Leonardo

    “Chiariamo subito: qui nessuno sostiene che Vladimir Putin sia un agnellino mansueto. Lui è quello che ha scatenato la guerra e invaso brutalmente l’Ucraina. Lui è quello che ha lanciato missili provocando dolore e morte.”

    “Questo non perché si debba scagionare le Russia e il dittatore Vladimir Putin dalle loro responsabilità […]”

    Dal mio punto di vista il fatto che ogni appello, intervento o considerazione critica verso lo stato dell’informazione o verso la narrazione dominante relativa alla Guerra in Ucraina debba contenere pistolotti del tipo di quelli che ho citato, quasi come fosse una liturgia di doveroso distanziamento, è indice di quanto la situazione informativa sia ormai compromessa e di come gli autori del condivisibile appello abbiano già irrimediabilmente perduto.

    Anche solo da un punto di vista razionale, il racconto della realtà dei fatti dovrebbe essere tenuto separato dalla posizione di giudizio storico o politico sull’intervento russo in Ucraina.
    Che ogni critica debba essere preceduta dall’abiura di rito è indice che senza quell’abiura non ci si può esprimere liberamente, perché l’orda di benpensanti famelici scatenerebbe l’inferno di condanna sul soggetto che esce dal coro. E questo è un problema enorme, perché circoscrive il dibattito a pura retorica priva di sostanza.

    Io purtroppo sono pessimista. Non vedo letteralmente più alcun margine di dialogo, perché per dialogare servono persone disposte ad ascoltare, mentre nella società mdoerna dei “like”, delle “impressions” e del virtue signaling neoliberal, le persone in gran parte hanno solo voglia di esternare la propria rabbia, la propria indignazione (spesso suscitata quasi a comando) e il proprio giudizio senza MAI neppure provare a mettersi nei panni degli altri.

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